La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 14 gennaio 2011

Il Sanguinazzi di Feltre: un lager in cui si praticava maltrattamenti nei confronti dei bambini con la simpatia dei giornalisti de Il Gazzettino!


Oggi un altro capitolo della tristissima vicenda del Sanguinazzi di Feltre che suore aguzzine avevano trasformato in un vero e proprio campo di detenzione e terrore per i bambini.

Un campo di detenzione e di terrore al punto tale da farmi infuriare per la complicità con le aguzzine dimostrata dal giornale Il Gazzettino che, per minimizzare la feroce attività delle suore, usava con una leggerezza sconcertante il terrore che la società subì per centinaia di anni e che aveva le sue ultime feroci manifestazioni nella legge dello Jus Corrigendi (fino al nuovo Diritto di Famiglia).
In un articolo del 21 agosto del 2004 a firma di Lauredana Marsiglia, le suore aguzzine venivano fatte passare per delle “santarelline” e si insinuava che dietro ci fosse qualche interesse. Dei bambini non gli fregava niente: non una riga.
Dai microfoni di Radio gamma 5 esprimo la mia indignazione censurando l’articolo a firma di Lauredana Marsiglia e il suo giornale (che, fra l’altro ebbe un ruolo non indifferente nel farmi torturare).
Dopo qualche anno Lauredana Marsiglia trova la mia trasmissione radiofonica in internet dove sono state caricate da un ascoltatore di Radio gamma 5 affezionato alla mia trasmissione, “Magia, Stregoneria e Paganesimo”, e decide che lei era al di sopra dei giudizi delle persone. Le persone non avevano il diritto di indignarsi per le sue azioni.
E così tale Lauredana Marsiglia ha pensato di DENUNCIARE la mia indignazione come se per lei fosse un diritto aggiungere la sua violenza di giornalista alla violenza delle suore del Sanguinazzi di Feltre.
Scrivere articoli non è un estraniarsi dalla vita, specie quando gli articoli esprimono finalità avverse al diritto civile e sociale. Scrivere articoli che commentano fatti di cronaca, significa prendere una posizione: parteggiare!

E così il 10 ottobre del 2008 tale Lauredana Marsiglia andava dalla Polizia Postale e mi denunciava perché io mi ero permesso di indignarmi per quell'articolo che aggiungeva violenza ai bambini alla violenza subita ad opera delle suore cattoliche nel Sanguinazzi di Feltre.

Sono stata l’unica persona ad indignarsi per la violenza dell’articolo a firma Lauredana Marsiglia?
Nella denuncia lei evidenzia che, al di là degli epiteti con cui definisco emotivamente la sua attività di collaboratrice o quanto meno “simpatizzante” delle suore aguzzine, lei, delle mie affermazioni, afferma che quella che la offende maggiormente è “Per Lauredana Marsiglia i bambini sono oggetti di possesso...”. Nel suo articolo i bambini sono oggetto di violenza. Non-persone che le suore possono picchiare (e poi stare zitti per non prendere altre botte a casa: stiamo parlando di bambini dell'asilo! non di teppisti.) e, per favorirne le azioni, in quell’articolo provvede a minimizzare le attività criminali delle suore mettendo in dubbio la credibilità dei bambini (che va accertata). Se avesse avuto un minimo di preparazione culturale saprebbe che nell’ideologia cristiana i bambini sono SEMPRE oggetto di possesso, mentre nella società retta dalla Costituzione della Repubblica, in questa democrazia, i bambini sono soggetti di diritto. Picchiarli significa negare questi diritti. A quanto mi risulta, le suore aguzzine portano il crocifisso, il simbolo della monarchia assoluta e della negazione dei diritti Costituzionali. Non portano la Stella a Cinque Punte dentro ad un cerchio (ruota dentata e rami di alberi) simbolo della Repubblica Italiana e della sua Costituzione.

Così il Pubblico Ministero Roberta Gallego il 03 aprile 2009 mi avvia un avviso di conclusioni delle indagini preliminari sulla denuncia di Lauredana Marsiglia, ricevuto il quale ho 20 giorni di tempo per chiedere di essere ascoltato o per presentare una memoria difensiva.
Venti giorni sono pochi e la pretesa dell’avvocato d’ufficio di difendermi viene da me recepita come una provocazione: una delle tante che ho ricevuto da avvocati il cui unico scopo è danneggiare i propri assistiti.
Così diffido l’avvocato d’ufficio di occuparsi della faccenda e mi metto al lavoro.
Ho una buona rassegna stampa, abbastanza ben ordinata. Ritrovo l’articolo de Il Gazzettino che mi ha fatto indignare in radio nell'agosto del 2004 e scrivo la mia memoria da consegnare al Procuratore della Repubblica Roberta Gallego: sedici pagine.

Il 3 giugno 2010 vengo rinviato a giudizio e il processo si terrà con rito monocratico il 14 febbraio 2011 in Via Segato al 3° piano del Tribunale di Belluno.

Ebbene, oggi ho avuto la soddisfazione che la Corte di Cassazione ha praticamente fatte proprie, nel sentenziare nei confronti delle suore aguzzine del Sanguinazzi, le mie obiezioni all’articolo a firma di Lauredana Marsiglia.
Oggi, la Corte di Cassazione ha preso le motivazioni della mia rabbia, contro le farneticazioni dell’articolo a firma Lauredana Marsiglia, e le ha dato il TIMBRO DELL’UFFICIALITA’.
In sostanza la Corte di Cassazione ha censurato il comportamento delle suore del Sanguinazzi di Feltre con le stesse motivazioni con cui io ho censurato l’articolo cattivo e criminale a firma Lauredana Marsiglia sullo squallido giornale Il Gazzettino.
Il 14 febbraio sarò in tribunale a Belluno al palazzo di giustizia in Via Segato alle ore 09.00.

Gli avvocati di Belluno mi hanno fatto sapere che loro sono “amici” di Lauredana Marsiglia. Lei frequenta il tribunale e scrive in relazione a fatti di cronaca. Per cui, conosce tutti. A Belluno le suore criminali del Sanguinazzi erano state assolte. Il tribunale, che ha sentenziato in primo grado, concesse loro l’impunità per le violenze che hanno inflitto ai bambini. Pertanto, non penso che il magistrato voglia sentenziare in base all’articolo 599 del Codice Penale che garantisce il diritto all'indignazione dei cittadini. Il giornalista che frequenta i tribunali può scrivere articoli favorevoli o contrari i vari interessi presenti nei vari dibattimenti. Si tratta di scambi di favori davanti ai quali la legalità democratica soccombe troppo spesso.
Ma io sono soddisfatto che la Corte di Cassazione abbia oggi certificato il mio diritto all’indignazione e abbia, di fatto, usato le mie stesse impressioni e parole molto simili alle mie per sentenziare nei confronti delle suore del Sanguinazzi anche se, secondo la mia opinione, il vescovo cattolico di Feltre avrebbe dovuto rispondere in quanto corresponsabile nel sodalizio criminoso.

Riporto l’articolo sulle motivazioni nella sentenza della Corte di Cassazione a proposito delle suore aguzzine:



Feltre: violenze fisiche "sistematiche" sui bambini all'asilo gestito dalle suore
La Cassazione: "Ricorso alla violenza sistematico, tanto da imporre ai bambini un regime di vita pesante, doloroso e insopportabile". Secondo i giudici non ci fu abuso di mezzi di correzione _ contro il quale due religiose avevano presentato ricorso dopo la condanna _ ma veri e propri maltrattamenti
Articolo di: Marco Filippi

14 gennaio 2011
FELTRE. «Quando il ricorso alla violenza, come nel caso in esame, è sistematico, tanto da imporre ai bambini un regime di vita pesante, doloroso e insopportabile e da determinare in loro un vero e proprio stato di terrore, è fin troppo evidente che, al di là delle soggettive intenzioni di chi agisce, si versa nell'ambito del delitto di maltrattamenti».È questo il passaggio "cruciale" delle motivazioni depositate dai giudici della Corte di Cassazione, in base alle quali sono stati dichiarati inammissibili i ricorsi di suor Umberta e suor Fidenzia, per la vicenda delle "punizioni" fisiche di alcuni bambini dell'asilo Sanguinazzi di Feltre, in provincia di Belluno.I giudici, accogliendo il ricorso del procuratore generale della Corte d'Appello di Venezia e delle parti civili (rappresentate dall'avvocato Franco Tandura) che chiedevano la condanna delle due suore per il reato più grave di maltrattamenti, hanno annullato con rinvio la sentenza dei magistrati veneziani del 2 febbraio 2010 (condanna a 6 mesi di reclusione per il reato più lieve di abuso di mezzi di correzione). Punizioni fisiche assodate. I giudici delle Corte Suprema per spiegare i motivi della loro decisione partono da un fatto, a loro dire, incontestabile. Punto di partenza - sottolineano i giudici - è che il ricorso alla violenza fisica in danno dei bambini che frequentavano l'asilo gestito dalle due imputate non è «oggetto di negazione da parte delle appellanti e dunque» costituisce «un dato certo, da cui partire per l'esatta qualificazione del comportamento» delle suore. Un clima di paura. I giudici, inoltre, sottolineano il clima di paura creato all'interno dell'istituto, precisando come «la disciplina imposta ai bambini nell'ambito scolastico era frutto di dette punizioni corporali, esibite innanzi a tutto il complesso dei bambini, in modo che nella comunità si era ingenerata, per induzione o meglio per paura, la convinzione della necessità dell'ubbidienza e dell'adeguamento ai precetti imposti dalle imputate».

Bandire ogni forma di violenza. Nell'articolata analisi dei giudici della Cassazione, si precisa come il discrimine tra il reato di abuso di mezzi di correzione (articolo 571 del codice penale) e quello di maltrattamenti (articolo 572) «non può essere individuato nell'intenzione soggettiva» di chi li compie. E aggiungono: «In tutte le relazioni, non solo quelle familiari, ma anche quelle scolastiche o ricreative, nel cui ambito si sviluppa la personalità dell'individuo e dove costui raggiunge completezza e maturità, deve ritenersi bandita ogni forma di violenza, quale legittimo strumento al quale fare ricorso a fini educativi».Non fu abuso di mezzi di correzione. I magistrati della Suprema Corte spiegano il motivo per il quale non va ascritto alle due imputate il reato di abuso di mezzi di correzione, in base al quale sono state condannate a sei mesi dalla Corte d'Appello di Venezia. Il ricorso ad un mezzo oggettivamente non consentito, ossia la violenza fisica, «anche se utilizzato con scopo emendativo, non rientra neppure nella previsione dell'articolo 571 del codice penale, ma integra, a seconda degli effetti che produce, altre ipotesi incriminatrici».Il passaggio cruciale delle motivazioni è quello riportato all'inizio dell'articolo. Il ricorso sistematico alla violenza, tale da imporre un regime di vita pesante ai bambini, non può che essere un reato di maltrattamenti.

Tratto da:
http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/01/14/news/feltre-violenze-fisiche-sistematiche-sui-bambini-all-asilo-gestito-dalle-suore-3173967

La Corte di Cassazione, col suo linguaggio (diverso dal mio perché io non faccio il magistrato) conferma che il Sanguinazzi era un vero e proprio lager che comprometteva la crescita dei bambini. Nel Sanguinazzi le suore sparavano nella psiche dei bambini. Veri e propri atti di terrorismo che l’articolo di Lauredana Marsiglia voleva sminuire per reiterare i delitti contro i bambini.
A proposito, faccio notare che io SONO UNO STREGONE, non un prete cattolico che costringe bambini in ginocchio davanti al crocifisso.
Questo è il caso in cui "la legge non ammette l'ignoranza".

Inoltre apprendo

Feltre: ricorsi inammissibili, suore multate
Mille euro a suor Fidenzia e a suor Umberta per il loro appello in Cassazione


FELTRE. La Corte di Cassazione non ha soltanto dichiarato inammissibili i ricorsi di suor Umberta (Maria Finotti) e suor Fidenzia (Ivone Camilot), per l'arcinota vicenda dei maltrattamenti all'asilo Sanguinazzi, alcuni anni fa, ma le ha anche condannate al pagamento delle spese processuali e della somma, ciascuna, di 1.000 euro proprio per l'inammissibilità del loro ricorso. Sono ulteriori particolari che emergono dall'udienza della Corte di Cassazione di fine novembre al termine della quale i giudici hanno accolto la richiesta del procuratore generale della Corte d'Appello di Venezia, cancellando la sentenza dei giudici veneziani del 2 febbraio scorso. Una sentenza con cui condannarono a sei mesi di reclusione (con la condizionale) suor Umberta e a suor Fidenzia per il reato di abuso di mezzi di correzione. Nel suo ricorso il procuratore generale della Corte d'Appello, appoggiato dai legali di parte civile, gli avvocati Franco Tandura e Daniela Tonion, aveva chiesto che le due suore del Sanguinazzi venissero condannate per il reato più grave ossia quello di maltrattamenti (e non abuso di mezzi di correzione) nei confronti di una dozzina di bambini che frequentavano la struttura tra l'aprile 1999 e il luglio 2004. Una richiesta che i giudici della Suprema Corte hanno accolto, annullando la sentenza della Corte d'Appello perché la pena venga rideterminata sulla base del reato più grave. Non solo le suore, com'è ora emerso, sono state per di più multate per l'inammissibilità del ricorso. È stato respinto, dunque, il ricorso della difesa delle imputate (avvocato Antonio Prade) che chiedeva invece l'annullamento della sentenza della Corte d'Appello del febbraio scorso perché il fatto non costituisce reato. Com'è noto, le suore alla sbarra erano inizialmente cinque: suor Yolanda (Yolanda Caerlang, 32 anni di origine filippina), suor Umberta (Maria Finotti, 66 anni, nata a Adria), suor Clotilde (Rosa Barile 69 anni, originaria di Barletta), suor Fidenzia (Ivone Camilot, 67 anni, nata a Ronchis, in provincia di Udine), e suor Gemma (Maria Alumbro, 39 anni, d'origine filippina). Fino al 2003 erano state loro a gestire l'asilo. Una gestione in apparenza impeccabile. Poi l'inchiesta giudiziaria, innescata da un esposto spedito da alcuni genitori su presunti maltrattamenti ai loro figli, gettò pesanti ombre sull'operato delle cinque religiose che furono allontanate dall'asilo su provvedimento del giudice delle indagini preliminari. Le suore vennero tutte rinviate a giudizio e l'11 dicembre di tre anni fa furono assolte in primo grado dal giudice Arturo Toppan. La procura di Belluno ed i legali di parte civile non s'arresero e presentarono appello contro la sentenza. Nel febbraio scorso la sentenza di condanna per due delle cinque suore per il reato di abuso di mezzi di correzione.

Tratto da:
http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2010/12/14/news/feltre-ricorsi-inammissibili-suore-multate-2959160

Dobbiamo aspettarci ancora qualche cosa dalla sentenza della Corte di Cassazione contro il Sanguinazzi di Feltre?
Afferma la Cassazione in sentenza (che è stata depositata nel dicembre 2010)

Per la Suprema Corte, che ha accolto il ricorso presentato dal procuratore generale del capoluogo veneto, il reato da contestare in questi casi non è l’abuso dei mezzi di correzione, ma quello, ben più grave, dei maltrattamenti verso fanciulli (art.572 c.p.).“E’ possibile tollerare solo eccezionalmente e in casi estremi – si legge nella sentenza n.45467 della sesta sezione penale depositata oggi – una vis modicissima nei confronti dei bambini, la quale sia compatibile con la finalità di correzione, termine quest’ultimo che va inteso come sinonimo di educazione”: ciò “implica che il minore deve avvertire l’intervento dell’insegnante, che altro non è che un sostituto del genitore, come adeguato e proporzionato alla manchevolezza commessa, sì da non reiterarla nel futuro, e non già come ingiustificata o immotivata mortificazione del proprio modo naturale di essere bambino, con una personalita’ in corso di formazione”.Dunque, aggiungono i giudici di piazza Cavour, “non può ritenersi che costituiscano mezzi educativi tutti quei mezzi, di qualunque specie, che vengano usati a tale fine, ma soltanto quelli per loro natura a ciò deputati”. Quando il ricorso alla violenza, come nel caso in esame, “è sistematico – si legge ancora nella sentenza – tanto da imporre ai bambini un regime di vita pesante, doloroso e insopportabile e da determinare in loro un vero e proprio stato di terrore, è fin troppo evidente che, al di là delle soggettive intenzioni dell’agente, si versa nell’ambito del delitto di maltrattamenti”.L’esercizio della funzione correttiva con “modalità particolarmente afflittive o mortificanti della personalità”, secondo gli alti giudici, “stride con la pratica pedagogica e con la finalità di promozione dell’uomo ad un grado di maturità tale da renderlo capace, nel contesto di solidarietà dell’organizzazione statuale, di integrale e libera espressione delle sue capacità, inclinazioni ed aspirazioni”, e contraddice “i valori di pacifica convivenza, di tolleranza, di solidarietà e di rispetto della dignità umana, che devono presiedere all’armonico sviluppo di una personalità in formazione”.

Tratto da:
http://www.figliefamiglia.it/2010/12/cassazione-metodi-punitivi-allasilo-equivalgono-ad-abusi/

Al contrario della Suprema corte, l’articolo a firma di Lauredana Marsiglia trovava del tutto normale la violenza fatta ai bambini e giustificava le suore in questo modo su Il Gazzettino del 21 agosto 2004:

“Forse qualche schiaffo, forse qualche strattone o qualche reprimenda, in un sottile confine fra lecito ed illecito nel sempre difficile compito di educare. Quel che si dice un caso di jus corrigendi.”

E continuava ancora alimentando le aspettative secondo cui “in fondo non è successo nulla” viene scritto nello stesso articolo:

“Si perché ancora una volta tutto si gioca sull’attendibilità dei piccoli. Il Pubblico Ministero ha nominato un consulente psicologo che avrebbe sentito tutti i testi per valutare il grado di attendibilità. E il fatto che, al termine di queste audizioni, solo una delle cinque religiose sotto inchiesta sia stata colpita da misura cautelare, secondo i legali, ridimensiona il fenomeno.”

E conclude l’articolo a firma Lauredana Marsiglia:

“Un tempo uno schiaffo dato dalla maestra veniva nascosto ai genitori con religioso silenzio. Serviva ad evitare di prenderne altri.”

L’articolo sta parlando di SCHIAFFI, BOTTE E MALTRATTAMENTI A BAMBINI DELL’ASILO. Bambini dell'asilo!!!!
La Corte di Cassazione, invocando una condanna in base all’articolo 572 del c.p., usa parole ben più pesanti delle mie rispetto ad affermazioni presenti nell'articolo a firma Lauredana Marsiglia, sanzionando, per giunta, le suore che sono ricorse in Cassazione contro una sentenza di condanna così irrisoria: l’irrisorietà era ciò a cui puntava l’articolo a firma di Lauredana Marsiglia per fiancheggiare le suore nella ricerca dell’impunità.


Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

14 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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